Non Fatemi Pensare!

10 magiche regole per trovare clienti

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9) Don't Make Me Think

 

Non fatemi pensare! Don’t make me think!

Don’t make me think! (Non fatemi pensare!) E' il titolo di un libro scritto Steve Krug, uno dei più noti esperti di usabilità web (www.sensible.com/dmmt.html) ed è da sempre la filosofia che utilizzo per progettare un sito web.

Se costringiamo un utente che arriva sul nostro sito a pensare troppo dove cliccare per trovare l’informazione che desidera, rischiamo di perderlo. Abbiamo 6 secondi per catturare l'attenzione del visitatore.

Don't Make Me Think - Non Fatemi Pensare!

Gli utenti hanno sempre fretta e se non trovano subito ciò che cercano, escono e aprono il prossimo sito della lista, a meno che non abbiamo concorrenti. Ma chi non ne ha?

Tempo fa, se andavi sul sito della HP, la domanda che ti facevano prima di permetterti di visualizzare i prodotti era: HOME o OFFICE. Ti chiedevano se cercavi un prodotto per casa o per ufficio. Se io lavoro da casa e sto cercando una stampante, dove devo cliccare?

Ora hanno sistemato. Non ti fanno più questa domanda.

Anche mettere un filtro sui prezzi può rivelarsi una mossa sbagliata.

Sui siti di molte agenzie immobiliari o sui portali di alberghi troviamo spesso una casella che ci chiede di scegliere la fascia di prezzo: da: xxxx a: yyyy.

Supponiamo che io stia cercando una casa in acquisto in una determinata località e che abbia previsto di spendere al massimo 150.000 euro. Utilizzando il filtro non vedrò le offerte superiori a tale importo, anche se solo di 1.000 euro. E magari era disponibile un immobile a 151.000 euro che avrebbe fatto al caso mio.

Sarebbe utile poter visualizzare anche gli immobili che costano fino ad un 10/15% in più del prezzo selezionato. Non diamo per scontato che l'utente faccia altre ricerche e altri clic sul nostro sito. E questo vale anche per gli hotel e gli immobili in affitto.

La stanza a New York

Ti racconto cosa mi è capitato quando cercavo sul sito Airbnb un alloggio a New York per una settimana.

Avevo impostato come prezzo massimo giornaliero 60$. Ho scelto tra le varie proposte presentate e sono finito in un tugurio a Weehawken, una zona malfamata nel NJ. Si trovava a soli 15 minuti da Time Square, ma per arrivarci bisognava prendere un bus e attraversare il Lincoln Tunnel. Trovare un bus per rientrare a casa la sera non era facile, e i taxi gialli non ti portano fuori dallo stato di NY.

Solo in seguito ho scoperto che per soli 20$ in più era disponibile un alloggio dalle parti della 9th Avenue, quasi in centro a Manhattan. Il filtro sul prezzo mi ha fregato.

Qualche giorno fa mi ha telefonato un cliente a cui avevo consigliato di registrare il dominio su shellrent.com. Mi ha detto: “Ho fatto il bonifico e mi hanno inviato una email per dirmi che è tutto OK e che il dominio è attivo da ieri, ma non mi hanno inviato le credenziali per accedervi!”

Ho risposto al cliente che sicuramente gli è stata inviata una mail con le credenziali e di controllare meglio. E, se non la trovasse, di telefonare al provider per far presente il problema.

“Sembrerebbe che questi non abbiano un telefono, sul loro sito non l’ho trovato” – è stata la sua risposta.

Ecco, questo non va bene. Un cliente non deve mai trovarsi in simili situazioni. Il telefono sul sito del provider c’è, ma evidentemente per qualcuno è difficoltoso da trovare. Si rischia di perdere un cliente in simili casi.

Il telefono deve essere rintracciabile facilmente. Non si deve costringere i visitatori a fare 10 clic per trovare il numero!

Sarà capitato anche a te di cercare il numero di telefono su un sito e sudare sette camicie per trovarlo. A me è successo centinaia di volte.

Le immagini

Evitiamo di riempire il sito di immagini che non hanno alcuna attinenza con i contenuti testuali né utilità per i visitatori. Il fatto che piacciano a te non è un buon motivo per inserirle.

A proposito di immagini, va molto di moda inserire immagini che scorrono automaticamente. Ho effettuato lo scorso anno un sondaggio chiedendo ad un migliaio di persone se preferissero immagini fisse o che cambiano automaticamente.

Il 76% di chi ha risposto ha detto di preferire le immagini fisse e la cosa non mi ha sorpreso. Se mentre stai osservando la foto di una camera, una cucina, un abito o un paesaggio, questa sparisce, a te sta bene? A me no. Voglio essere io a decidere quanto soffermarmi su un’immagine, non chi ha fatto il sito!

Non parliamo poi della musica che parte automaticamente quando si apre un sito. Al proprietario del sito piacerà sicuramente, altrimenti non l’avrebbe fatta inserire, ma ai visitatori da fastidio. Loro non la vogliono!

Smettiamola di fare un sito come piace a noi e cerchiamo invece di capire cosa vogliono i nostri visitatori, cosa si aspettano di trovare sul nostro sito. E diamoglielo.

Non sappiamo cosa vogliono? Chiediamoglielo

Altra cosa: i link devono essere facilmente riconoscibili. Siamo abituati a vedere i link in blu e sottolineati; perché dovremmo farli in altri colori e non sottolineati? Solo perché i grafici li preferiscono così? Ti sembra un motivo valido per costringere l’utente a passare con il mouse sopra un probabile link per capire se in effetti lo è?

Anche la velocità di apertura di una pagina web è di fondamentale importanza, non solo per il posizionamento, ma anche per gli utenti. Ci sono siti che richiedono più di 30 sec. per venire aperti. E altrettanti per capire di cosa si occupano.

Lo ripeto: abbiamo 6 secondi per vendere. Uno studio condotto da Akamai ha rilevato che se un visitatore non riesce a capire in meno di 6 secondi cosa facciamo, rischiamo di perderlo. Questo è un buon motivo anche per limitare al minimo indispensabile la grafica di un sito e il codice delle pagine.

Vi sono siti che richiamano una decina di fogli stile e una quantità industriale di routine. Noi non abbiamo mai usato più di un foglio stile e il codice delle nostre pagine HTML è sempre irrilevante rispetto al testo. Osserva il codice di questa pagina e capirai cosa intendo dire.

Responsive non significa Mobile Friendly

Oggi un sito web si deve vedere bene anche su smartphone. Su questo non ci sono dubbi. Ma ricordati che un sito responsive non è necessariamente Mobile Friendly.

Questo sito ad esempio non è responsive, ma è mobile friendly. Se lo stai guardando dal tuo smartphone lo vedi bene.

Voglio fare un po' di chiarezza su questi termini perché c'è molta confusione in giro. Molti danno per scontato che basti un template responsive per rendere facile la consultazione del sito su un cellulare. Bene. Non è così.

Anche se il test di Google ti dirà che il tuo sito responsive è perfetto, potrebbe essere poco agevole da navigare con uno smartphone. Mi è capitato di vedere decine di siti con un layout responsive difficoltosi da consultare su smartphone. In alcuni casi, se cerchi di zoomare, ci sono parole che si sovrappongono alle immagini diventando illeggibili. In altri casi non è possibile ingrandire un'immagine o una tabella.

In altri casi ancora, le informazioni visualizzate o le opzioni disponibili sono di meno di quelle disponibili se si guarda il sito da un PC.

Il mio concetto di mobile friendly è probabilmente diverso da quello di Google. Questo sito, lo ripeto, non è responsive, ma è più veloce da aprire e facile da consultare e navigare, sia da PC che da smartphone, di certi siti responsive.

Se lo guardi da PC lo vedrai identico a come lo vedi da smartphone. Non troverai informazioni o funzioni in più o in meno. E comunque, anche secondo Google, si tratta di un sito mobile friendly.

Gianfranco Viasetti

15 Dicembre 2016

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